Ogni giorno di più sento quanto sia difficile parlare senza usare parole usurate e abusate.
Ed ogni giorno mi dico che è venuto il momento di tacere, è venuto il momento di ritrovare quei gesti che ridiano significato al nostro essere al mondo.
Abbiamo bisogno di parole nuove che vibrino con il nostro agire, che nascano dalla coerenza e dal rispetto più profondo per tutto ciò che ci circonda, che sappiano risvegliare il nostro senso civile e la nostra attenzione all’altro.
E l’attenzione, come dice Maria Zambrano: “deve essere come un cristallo che, quando è perfettamente pulito, cessa di essere visibile per lasciar passare in trasparenza ciò che sta dall’altro lato. Se, quando facciamo intensamente attenzione a qualcosa, lo facciamo proiettandovi i nostri saperi, i nostri giudizi, le nostre immagini, allora si fermerà una specie di spessa coltre che non permetterà a quella realtà di manifestarsi”.
Ho orrore di quanto questo paese non sappia difendere i suoi cittadini, di quanto non abbia cura dei nostri bambini, dei nostri monumenti, di nulla. Il terremoto in Abruzzo ne è l'ennesima testimonianza. Muiono, rimangono senza nulla... Domani non se ne parlerà più come è successo le altre volte e continueranno a costruire case di sabbia...
Ho orrore di chi ha fatto della propria vita solo potere e ricchezza e sta cercando di fare dimenticare a tutti che sono ben altri i valori per cui dovremmo lottare.
ANDATE A LEGGERE IL POST DI ANNA CHE HA PERSO TUTTO E CHE CI RACCONTA COSA STA DAVVERO SUCCEDENDO.
«(…) I migliori generali che ho conosciuto sono uomini sciocchi o distratti. Il migliore di tutti è Bagratiòn, come lo stesso Napoleone ha riconosciuto.
Ma anche Bonaparte! Ricordo la sua faccia soddisfatta, espressione d'una mente limitata, sul campo di Austerlitz. Non solo un buon condottiero non ha bisogno di genio o di qualità particolari, qualunque siano, ma al contrario deve mancare delle più alte e migliori qualità umane: amore, poesia, tenerezza, dubbio filosofico e indagatore. Deve essere limitato, fermamente convinto che ciò che egli compie è molto importante (altrimenti non avrebbe sufficiente pazienza), e soltanto allora sarà un valoroso condottiero. Dio lo scampi dell'essere un uomo: se sarà un uomo, amerà qualcuno, avrà pietà di qualcuno, penserà a ciò che è giusto e ingiusto. Si comprende che fin dall'antichità abbiano inventato apposta per loro la teoria del genio, perché essi sono il potere».
(Lev N. Tolstoj, Guerra e pace, vol. IlI, parte prima, cap.ll).
«[...] quando l'azione è ormai evidentemente contraria a " ciò che tutta l'umanità chiama buono e anche giusto, gli storici adducono il concetto redentore di Grandezza.
"C'est Grand!" dicono gli storici, e allora non esiste più ne il bene ne il male, ma esiste ciò che è Grand e no.
Grand è il bene e il non Grand è il male. (…)
E a nessuno viene in mente che il riconoscere una Grandezza che non può essere misurata con la misura del bene e del male, equivale a riconoscere la propria nullità e incommensurabile piccolezza».
«La nostra concezione della Grandezza è quella medesima che ha ispirato tutta la vita di Hitler.
[...]
Hitler voleva una cosa sola e l'ha avuta: essere nella storia. Sia che lo si uccida, o lo si torturi, o lo si imprigioni, o lo si umili, la storia sarà presente a proteggerne l'anima contro ogni colpo della sofferenza e della morte. Qualunque cosa gli si infligga, si tratterà sempre di una morte storica, di una sofferenza storica; sarà storia. [...] Tutto quello che si vorrà imporre a Hitler, non gli impedirà di sentirsi una creatura Grandiosa. E soprattutto non impedirà, fra venti, cinquanta, cento o duecento anni, a un piccolo ragazzo sognatore e solitario, tedesco o no, di pensare che Hitler è stato un essere Grandioso, che ha avuto dal principio alla fine un destino Grandioso, e di desiderare con tutta l'anima un eguale destino. In questo caso, guai ai suoi contemporanei.
La sola punizione capace di punire Hitler e di distogliere dal suo esempio i ragazzi affamati di Grandezza che vivranno nei secoli avvenire è una così completa trasformazione del senso della Grandezza, che necessariamente lo escluda. (…)
(Simon Weil, La prima radice, Comunità, Milano 1973

Si parla delle guerre, di chi vince, di chi perde, dei morti in battaglia, ma si parla poco degli effetti “collaterali”, cioè di come la guerra cambi l’uomo dentro, lo renda un’altra persona, spesso violento, spesso depresso e a volte suicida, a volte non è solo un pericolo per i suoi nemici, ma anche per i suoi compagni o compagne o per se stesso.
Doris Lessing nacque nel
Ognuno di noi porta in sé infinite possibilità di realizzarsi, ma ciò che la vita in cui sei immersa, l’ambiente, le circostanze, determinano spesso la tua storia. Forse avresti potuto essere qualcun altro, avresti potuto fare altre cose, ma… Ed è in questa prospettiva che
cosa sarebbe accaduto se non ci fossero state le due guerre mondiali? Oggi forse vivremmo in un mondo molto diverso. E come sarebbero state le persone che hanno subito questi conflitti? Cosa sarebbe stato di loro? Doris Lessing prova a immaginare cosa sarebbe stato dei suoi genitori, cosa sarebbero diventati se non fossero stati, ognuno a suo modo, vittime di guerra.
“I miei genitori - dice nella prefazione – erano due persone straordinarie, ciascuno a modo suo. In comune avevano l’energia. Le loro vite furono entrambe distrutte dalla Prima guerra mondiale”
Il padre, Alfred, era un invalido, mutilato di una gamba in Persia e vivo per miracolo; la madre, Emily, infermiera, ha perso in mare il suo grande amore, un medico. Ha assistito Alfred nel corso della sua degenza e lo ha poi sposato.
Entrambi per una vita intera hanno portato sulle spalle questo destino, hanno paradossalmente subito il peso di essere sopravvissuti.
Doris Lessing nella prima parte del libro prova a realizzare i loro sogni: al padre, che tanto lo avrebbe desiderato, dona una longeva vita da agricoltore, marito e padre amato e felice, ma non marito di sua mamma.
Pensa, invece a sua madre come a tante Emily diverse, a seconda del momento. La immagina una donna che si ribella al padre, profondamente altruista, generosa ed energica, ma sentimentalmente infelice, sposata ad un uomo – di cui rimarrà vedova - mai veramente amato. Una donna inquieta che confessa di conoscere poco. "Sapevo da tempo che non avevo mai conosciuto mio padre per quello che era davvero, prima della guerra, ma mi ci vollero anni per capire che non avevo mai conosciuto neppure mioa madre La vera Emily McVeagh era un'educatrice, che raccontava storie e mi procurava libri. E' così che voglio ricordarla".
Una delle più belle immagini che traccia del padre è quando lo racconta seduto sulla sdraio a “contare le stelle cadenti che erano tante. E quelle fisse, brillavano vicinissime. ‘Vedi quella, quella è
Sì, perché se il destino diventa duro per i genitori, questo ricade inevitabilmente sui figli.
Questo libro ha destato in me un certo interesse anche perché spesso la domanda se i miei genitori avrebbero potuto avere una vita diversa me la sono posta anch’io. E oggi me la pongo su me stessa.
Davvero mi sento senza patria anch’io, davvero avrei voglia di strappare la mia carta d’identità, il mio atto di nascita. Vorrei diventare anch’io “invisibile” e forse sarebbe davvero un’idea lo facessero tutti quelli che non si riconoscono in questo governo, in questa Italia malata, in questa Italia che sta a passi veloci precipitandoci nella barbarie…
Quando non si teme neanche più di toccare i bambini allora noi dobbiamo davvero temere il peggio.
Mi riferisco alle ricadute dell’art 45 comma 1 del ddl sicurezza , una norma che pone in contraddizione la sicurezza del Paese con quella dei diritti inviolabili dei bambini.
A lanciare l'allarme sono due associazioni: i giuristi per l'immigrazione (Asgi) e un'associazione di pediatri che denunciano ciò che prevede l'articolo 45 (comma 1, lettera f) del ddl: se venisse approvato i neonati stranieri di genitori privi di permesso di soggiorno non potrebbero essere registrati all'anagrafe. «La norma - scrivono le associazioni - introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita. L’ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita né di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno. La norma che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità. Una simile norma appare dunque incostituzionale sotto diversi profili».
Secondo l'associazione inoltre la norma è in palese contrasto con
«Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime. i bambini non registrati alla nascita resterebbero senza identità - dicono i pediatri - completamente invisibili; vi è inoltre il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno e siano dichiarati in stato d'abbandono; per evitare questo, è probabile che molte donne in condizione irregolare decidano di non partorire in ospedale, con serissimi rischi per la salute della madre e del bambino».
Il fenomeno dei bambini “invisibili” era già allarmante. L’Unicef ha denunciato che: “ogni anno, infatti, oltre la metà di tutti i bambini che nascono nel mondo in via di sviluppo (esclusa
Anche l’Italia se passa questa legge può contribuire ad accrescere questo numero di bambini…
Bambini immersi in giorni colorati di bianco. La notte smisurata nel suo silenzio.
Un’infanzia ferita avvolta dalla nebbia che tutto copre, anche la vita.
Come foglie che cadono senza suono, il loro grido rimane inascoltato e muto.
Ci sono luoghi che per la loro freddezza respingono e annullano la luce che cerca di penetrarli. Ci sono persone che abitano dietro sbarre di indifferenza, dietro a muri invalicabili, che non conoscono più parole che amano.
Ci sono bambini dimenticati che vivono in un’attesa che appare senza fine.
Il paese dei sogni non esiste per chi non esiste.
C'è un libro in cui is racconta la storia solo di quei bambini a cui è concesso il diritto di vivere. Gliaaltri? Sono solo altri… altri e basta…
Nei film di Kiarostami non sembra “succedere” mai nulla. Non si sottrae a questa linea neanche il film “Il vento ci porterà via” del 1999 e che ho recensito in abbracciepopcorn.
Ma da questo film impariamo qualcosa di importante. Ci sono due modi di vivere il tempo; due modi che difficilmente si parlano. Un tempo lento in cui però ogni istante acquista il suo significato ed il suo senso, un tempo veloce in cui si è sempre in attesa di quello che avverrà dopo e tutto sfugge ai nostri occhi..
Nel film gli abitanti dove andrà a girare un documentario un regista vivono senza mai porsi quella domanda che assilla sempre noi: cosa accadrà dopo? Il nostro sguardo scivola sempre via verso un futuro di cui vorremmo controllare gli eventi, anche la morte. E intanto ci perdiamo il bello che scorre sotto i nostri occhi, siamo disattenti a ciò che ci capita intorno, alle persone, alle relazioni.
Ne "Il vento ci porterà via" il regista attraversandone in moto il “paesaggio”, girando di collina in collina e di casa in casa, ci insegna ad assaporarne la sua luce, a riempirsi gli occhi, a guardarne lo splendore, le sue linee, le sue curve, i suoi colori Ci accosta ad ogni personaggio per farci intendere quanto è inadeguata la cinepresa anche nei suoi primi piani a raccontarcelo davvero nel profondo. E quanto è inadeguato il nostro occhio che passa sempre oltre e non si sofferma ad ascoltare, a comprendere, ad esprimere vicinanza.
Forse a molti apparirà un film povero, noioso, senza trama; oppure qualcuno vedrà qualcosa di diverso: ma bisogna avere pazienza, bisogna essere disposti ad uscire dai propri schemi visivi, condizionati come siamo da una vita che conosce, anche nello sguardo, solo la velocità, che non sa assaporare la lentezza che indugia e che, lei sola, può permetterci di catturare l’atmosfera di un luogo e di un’ambiente lontani dal proprio. Quella lentezza che ci permetterebbe di intessere relazioni più significative e vere.
Come ha detto Kiarostami, "le mie immagini non sono il risultato del mio amore per la fotografia, ma del mio amore per la natura. È qualcosa di simile a un regalo o a un ricordo". "Per me è come un calmante, ha su di me un effetto terapeutico magico" dice ancora Kiarostami.
Il film è poesia dell’immagine ed il tiolo è preso da un verso della poetessa Forugzamand Farroxzad,
“
(Conversazione con Forug, Tehran: Morvarid, 1977)
il vento e le foglie si ritrovano
La mia notte è breve e piena di un'angoscia devastatrice.
Alla disperazione sono abituata
Ascolta, senti il frusciar delle tenebre?
Io guardo meravigliata questa felicità
Ascolta, senti il frusciar dell'oscurità?
Ora, nella notte, qualcosa sta passando,
e la luna rossa è in allarme.
Su questo letto,
che ogni momento rischia di cadere
le nuvole, come un popolo in lutto,
attendono il momento della pioggia.
Un momento e subito dopo... nulla più.
Dietro questa finestra
la notte trema e la terra smette di girare.
Oltre la finestra, un estraneo si preoccupa di me e di te.
Oh corpo rigoglioso...le tue mani come un ardente ricordo,
si posano tra le mie (mani) innamorate.
E le tue labbra, come una sensazione calda di vita,
accarezzano le mie labbra innamorate.
Il vento ci porterà via.
Traduzione dall'inglese in italiano di Silvio Corsini
Dentro di me in questi giorni si è risvegliato un ricordo. Capita così che tra tutto ciò che rimane sepolto dentro di noi, qualcosa qua e là si ridesti. Questo risveglio può sembrare casuale, ma io credo che non lo sia.
L’anno scorso ero in giardino al mare.
Era tanto tempo che non ne vedevo più e mi chiedevo dove fossero finite. Poi una notte davanti a me come per magia si è acceso un lumino tremulo ed intermittente… era una di loro: una lucciola.
Come mi succedeva quando ero una ragazzina, non ho resistito, mi sono avvicinata e l’ho presa sul palmo della mano. Forse spaventata ha smesso di luccicare, ma poi pian piano ha ripreso a pulsare con quella sua luce tanto flebile, tanto delicata e dolce, ma nello steso tempo magica.
L’avevo poi lasciata andare, ma non era volata via. Mi ero chiesta come mai fosse sola, dove fossero tutte le altre.
Forse messaggera di tutte le sue compagne, mi avvisava che non si erano spente, che ancora esistevano. Quello che mi incantava è che continuava a brillare lì davanti a me e la sua lucina in quella notte buia a me pareva un piccolo faro di speranza.
Grazie a tutti voi… Se ognuno di noi fosse una piccola lucciola, forse sarebbe già qualcosa in questi tempi così bui. Cosa ne dite? Voi sicuramente lo siete stati per me…
Ogni tanto c’è bisogno di uno stop. C’è bisogno di ripensare e di capire dove si sta andando. Riprendere magari penna e quaderno, lasciare la tastiera.
Mi sembra che questo blog sia arrivato al capolinea.
Nello stesso tempo ci si affeziona a ciò che si sta facendo e non si vuole mollare. Non voglio però andare avanti per forza d’inerzia.
Per ora mi fermo e, se qualcuno ha voglia di scrivermi per aiutarmi a riflettere ne sarò molto contenta.
Grazie sempre per la vostra presenza...
In migliaia rispondono all'appello di Micromega. L'iniziativa nasce da un appello di Camilleri, Colombo, Flores d'Arcais, Pardi e Rodotà
L'annuncio: "Contro il ddl proporremo un referendum". L'intervento del papà di Eluana.
E ad applaudire soprattutto l'intervento telefonico di Beppino Englaro, presentato dal costituzionalista Stefano Rodotà come "un eroe civile": "Sono convinto che gli italiani non si lasceranno imporre una legge del genere", afferma il papà di Eluana.
Salutato da un lunghissimo applauso, Beppino Englaro dice nel corso del collegamento telefonico con piazza Farnese di considerare possibile la strada del referendum, "se non ci saranno altre strade", perché "nessuno può costringere gli altri a vivere senza limiti, è semplicemente anticostituzionale". Una legge, quella voluta al centrodestra, che Englaro aveva definito "una barbarie", e oggi lo ribadisce: "Si impone una condizione di vita estranea al modo di vivere delle persone, obbligando all'alimentazione l'idratazione forzate: è veramente una barbarie".
Englaro torna poi sulla scelta di intraprendere la strada della battaglia pubblica "per adempiere alla volontà di Eluana": "Era stata portata in quello stato clinicamente, era giusto che clinicamente ne uscisse, e tutto doveva avvenire ed è avvenuto alla luce del sole e nella legalità". "O si crede nello stato di diritto o non si crede. Le battaglie di libertà - conclude tra gli applausi - hanno il loro effetto, le dobbiamo portare fino in fondo".
Qui il discorso di Rodotà e la pagine di Micromega
Riporto qui l’amaca di Serra che condivido pienamente.
Sarà bene tenere a mente, visto il clima, che in questo Paese esiste una sinistra piuttosto forte, stimabile in circa il 40 per cento dell´elettorato, dai moderati fino alle frange più radicali: più o meno la stessa percentuale dal dopoguerra a oggi, con variazioni sensibili ma non clamorose. Questi milioni di italiani sono quasi privi di rappresentanza politica, sono largamente sottorappresentati dalla cultura televisiva e mediatica e fanno notizia soprattutto quando si tratti di descriverne lo scoramento o la frustrazione. Ma esistono, e viene da dire che oramai esistono nonostante la politica, che era per tradizione il campo prediletto dalle persone di sinistra, il loro habitat naturale, e rischia di diventare con l´eccezione del personale politico di professione, dunque una piccola minoranza - quasi un territorio alieno: il meno identitario, il meno gratificante, addirittura il meno significativo.
Chiunque sia il nuovo leader del Pd, sarà nelle condizioni di chi eredita un patrimonio del quale non ha disponibilità, perché se la dovrà conquistare vincendo la diffidenza fortissima del suo elettorato di riferimento. Il suo solo possibile carisma risiederà nell´impopolarità del suo ruolo e nell´inanità del suo compito. Per dire davvero "qualcosa di sinistra", dovrà dire "aiutooooo!", e forse, finalmente, gli elettori capiranno che è uno di loro.
Non so se il Pd, ma anche la sinistra più radicale hanno imparato che devono chiedere “Aiuto” o invece non continuino a credere all’infinito e contro ogni evidenza solo nelle proprie risorse. Ho ascoltato il dibattito nel PD oggi… Ma questo grido non l’ho sentito… né tanto meno porsi il problema di chiedere come ne pensiamo… “Dentro questo partito abbiamo risorse…” Le stesse parole, la stessa solfa… “Costruire insieme…” ma a chi?. Eppure noi ci siamo e non siamo pochi... siamo solo orfani.
Intanto oggi pomeriggio alle
Speriamo che la gente sia lì…
Il PD non si sa ancora... E' importante che la gente di sinistra trovi un modo per portare avanti ciò per cui si è sempre battuta al di là dei partiti, sui problemi concreti senza altri bizanismi sterili... Perchè la discussione è fondamentale, ma aspettiamo anche azioni chiare e di forte contrasto a questo governo che ogni giorno emana un decreto (le ronde approvate come le contrastiamo per esempio?) verso l'autoritarismo più becero e pericoloso. Cosa ancora c'è da discutere? Non c'è più da fare?
Si possono dire molte cose sulle dimissioni di Veltroni, ma non sono più nella logica dei partiti, ed è chiaro che le sue dimissioni sono sicuramente frutto di dissidi interni, più che di un movimento che sia partito dal basso e che abbia fatto sentire le sue ragioni. Mi sembra ormai di perdere tempo ad attendere che lassù succeda qualcosa. Non si è dimesso perché un Moretti o qualcuno per lui ha urlato dalla piazza e durante una mobilitazione: con questi dirigenti non andremo da nessuna parte. Era allora nato un movimento dal basso che aveva segnato un momento nuovo davvero. Poi le primarie, poi più nulla.
Gioisce per queste dimissioni la sinistra più radicale che, se lo dovrebbe dire apertamente, non sta dando neanche lei un buon esempio. In un momento così delicato, così difficile anche questa sinistra che potrebbe diventare la “sinistra vera” non ha trovato altro modo di rispondere alle sfide che abbiamo davanti che spaccarsi…
Con questi dirigenti e con questa base litigiosa e rissosa, non andiamo da nessuna parte. Ho visto gioire gente di sinistra quando è caduto Prodi, adesso perché è caduto Veltroni… ma la mia domanda sarà sempre la stessa. E adesso? Non siamo anche noi dentro queste logiche.
Dire è colpa di… non va da nessuna parte. Dire cosa avrebbero dovuto fare “loro” non dà nessuno risultato, noi non siamo loro.
Chiederci cosa fare? Come rinnovare il nostro pensiero, il nostro modo di fare politica, di essere nel mondo forse sarebbe un processo più lento ma più efficace.
Ogni partito e non mi riferisco ai dirigenti di cui non ho più nessuna fiducia, ma chi è o militante o fa riferimento ad essi dovrebbe guardare prima al proprio interno e smetterla di addossare le colpe agli altri. Dovrebbe promuovere sul territorio tavole di discussione, dovrebbe ritrovare il contatto con la gente. O siamo davvero convinti che passare giornate in internet a lamentarci e a distribuire colpe e responsabilità serva a qualcosa? Non dovemmo forse raccontarci cosa siamo riusciti a fare anche noi comuni cittadini. Io, per esempio, ieri ero a parlare di scuola: credevo di essere una mosca bianca ed ho scoperto che non era così, altre mosche bianche stavano girando a vuoto ed ora cercheremo di volare in modo un po’ più coordinato. Parleremo nelle scuole con i nostri colleghi, quelli più sensibili, riprenderemo il dialogo con i genitori. Stiamo studiando nuove forme per arrivare alla gente…
Poi magari insieme andremo nei partiti che ognuno di noi sceglierà a portare le nostre riflessioni. Se si ragiona, si dialoga su problemi veri e concreti, non solo ideologici e di schieramento, si trovano delle convergenze non immaginabili. E si comincia a fare qualcosa almeno con la gente con cui siamo a contatto. Non è un granché, ma è l’unica cosa che mi sento di dire. Da questo poco ricominciamo…Non vogliamo diventare quello che ieri una insegnante siciliana ha chiamtao. "i cittadini del lamento". La sfiducia, il litigio, fa solo il gioro del grarde mattatore", il signor B che rimarrà con noi per molti giorni ancora...
Se volete vedere un bel film che non è solo per bambini andate a vedere wall-e di Andrew Stanton di cui ho parlato in abbracciepopcorn. Io vorrei tornare a guardare con gli occhi di questo robot il cielo per trovare la forza di continuare e non mollare non solo a dire, ma anche a fare. Ma dobbiamo ritrovare la forza di questo cielo stellato e di questo sguardo. E se il cielo stellato non si vede più perchè inquinato, dobbiamo tornare ad immaginarlo, perchè c'è. Non è uno sguardo puramente contemplatico cretemi. Guardate nel post che vi ho segnalato anche solo le fotografie che vi dicono molto.
