Pensare in un'altra luce

"Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto: sono sempre qui. E' solo che non li vediamo". E. Bencivenga
martedì, 17 novembre 2009

Carissimi tutti

Carissimi tutti,

ha ragione Artemisia a rimproverarmi di essermi allontanata dal blog senza un saluto e un pensiero per tutti quelli che mi hanno sempre seguito con affetto e simpatia. Ma capita anche questo. Anche a me che in genere sono solita ringraziare. Capita che in certi momenti tutto ti sembra vano, che non sia per gli altri importante.
Sbagliavo. E ringrazio chi mi è venuto a cercare, un po' a stanare con messaggi anche personali, perchè ne avevo bisogno.
Ringrazio Marina per avermi dedicato addirittura un post. Un gesto così non si dimentica. E ringrazio per essere tornata con Artemisia a parlarne dimostrando quanto il blog abbia dietro la tastiera persone vere.
La vita mi ha ultimamente preso non sempre per cose piacevoli e in certi momenti ho sentito tanto male da preferire la mia "tana". Non per leccarmi le ferite, ma per ripensare il senso della vita che per forza di cose ogni tanto si perde. Non amo, Marina, Facebook, ci rimango perchè a volte si affacciano miei ex-allievi che vogliono parlare con me e mi fa piacere ritrovarli a volte alle prese con le difficioltà che la vita non risparmia nessuno. E' la loro modalità di comunicare che accetto, mi sono venuti a cercare e questo mi ha fatto bene.
Ma non sono per i posti veloci. E allora eccomi qui,...
Non sarò sempre assidua, ma ci sarò.
Devo anche alla Zambrano il mio ritorno. Vi ho lasciato come lei, nella convinzione, di non avere più parole da dire. Ritorno con lei con questa sua riflessione che ho letto in questi giorni:
Mi piacerebbe moltissimo – dice all'amica Reyna Rivas – che il mio nome non apparisse da nessuna parte; di scrivere, quello sì, e di esistere solo per i miei amici e per coloro che si presentano con il cuore aperto. Sono sicura, cara amica Reyna, che sarebbe l'unica cosa davvero feconda. Siamo in autunno ed è un segno: cadono le foglie di un'epoca, cadono e i semi della nuova epoca e del nuovo mondo che non sarà né nuovo né mondo se non raccoglie quel filo d'oro della tradizione: quei semi, Reyna, devono rimanere nascosti, germogliando affinché un giorno si manifestino con tutta la loro forza, lucenti, senza timore. E' il momento della germinazione e anche di fare il pane, affinché si cuocia lentamente. Non è il momento di offrirlo perché la gente non mangia, non vuole né può mangiare quel pane. Il pane della parola autentica si può distribuire e si può gustare e si potrà gustare solo al tempo opportuno. Quando ci sarà di nuovo fame, bisogno reale, di parole non più funzionali o strumentali. Di parole alimentate ”.
Sì abbiamo bisogno di parole alimentate, che vengano ripensate e rivitalizzate, perchè le parole, come noi, si ammalano ed hanno bisogno di essere curate.

Vi aspetto allora qui per dialogare con me se lo volete.
postato da giuba47 alle ore 12:08 | link | commenti (5)
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martedì, 17 novembre 2009

Carissimi amici

Carissimi tutti,

ha ragione Artemisia a rimproverarmi di essermi allontanata dal blog senza un saluto e un pensiero per tutti quelli che mi hanno sempre seguito con affetto e simpatia. Ma capita anche questo. Anche a me che in genere sono solita ringraziare. Capita che in certi momenti tutto ti sembra vano, che non sia per gli altri importante.
Sbagliavo. E ringrazio chi mi è venuto a cercare, un po' a stanare con messaggi anche personali, perchè ne avevo bisogno.
Ringrazio Marina per avermi dedicato addirittura un post. Un gesto così non si dimentica. E ringrazio per essere tornata con Artemisia a parlarne dimostrando quanto il blog abbia dietro la tastiera persone vere.
La vita mi ha ultimamente preso non sempre per cose piacevoli e in certi momenti ho sentito tanto male da preferire la mia "tana". Non per leccarmi le ferite, ma per ripensare il senso della vita che per forza di cose ogni tanto si perde. Non amo, Marina, Facebook, ci rimango perchè a volte si affacciano miei ex-allievi che vogliono parlare con me e mi fa piacere ritrovarli a volte alle prese con le difficioltà che la vita non risparmia nessuno. E' la loro modalità di comunicare che accetto, mi sono venuti a cercare e questo mi ha fatto bene.
Ma non sono per i posti veloci. E allora eccomi qui,...
Non sarò sempre assidua, ma ci sarò.
Devo anche alla Zambrano il mio ritorno. Vi ho lasciato come lei, nella convinzione, di non avere più parole da dire. Ritorno con lei con questa sua riflessione che ho letto in questi giorni:
Mi piacerebbe moltissimo – dice all'amica Reyna Rivas – che il mio nome non apparisse da nessuna parte; di scrivere, quello sì, e di esistere solo per i miei amici e per coloro che si presentano con il cuore aperto. Sono sicura, cara amica Reyna, che sarebbe l'unica cosa davvero feconda. Siamo in autunno ed è un segno: cadono le foglie di un'epoca, cadono e i semi della nuova epoca e del nuovo mondo che non sarà né nuovo né mondo se non raccoglie quel filo d'oro della tradizione: quei semi, Reyna, devono rimanere nascosti, germogliando affinché un giorno si manifestino con tutta la loro forza, lucenti, senza timore. E' il momento della germinazione e anche di fare il pane, affinché si cuocia lentamente. Non è il momento di offrirlo perché la gente non mangia, non vuole né può mangiare quel pane. Il pane della parola autentica si può distribuire e si può gustare e si potrà gustare solo al tempo opportuno. Quando ci sarà di nuovo fame, bisogno reale, di parole non più funzionali o strumentali. Di parole alimentate ”.
Sì abbiamo bisogno di parole alimentate, che vengano ripensate e rivitalizzate, perchè le parole, come noi, si ammalano ed hanno bisogno di essere curate.

Vi aspetto allora qui per dialogare con me se lo volete.
postato da giuba47 alle ore 12:02 | link | commenti (3)
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venerdì, 10 aprile 2009

Ogni giorno di più sento quanto sia difficile parlare senza usare parole usurate e abusate.

Ed ogni giorno mi dico che è venuto il momento di tacere, è venuto il momento di ritrovare quei gesti che ridiano significato al nostro essere al mondo.

Abbiamo bisogno di parole nuove che vibrino con il nostro agire, che nascano dalla coerenza e dal rispetto più profondo per tutto ciò che ci circonda, che sappiano risvegliare il nostro senso civile e la nostra attenzione all’altro.

E l’attenzione, come dice Maria Zambrano:  deve essere come un cristallo che, quando è perfettamente pulito, cessa di essere visibile per lasciar passare in trasparenza ciò che sta dall’altro lato. Se, quando facciamo intensamente attenzione a qualcosa, lo facciamo proiettandovi i nostri saperi, i nostri giudizi, le nostre immagini, allora si fermerà una specie di spessa coltre che non permetterà a quella realtà di manifestarsi”.


Ho orrore di quanto questo paese non sappia difendere i suoi cittadini, di quanto non abbia cura dei nostri bambini, dei nostri monumenti, di nulla. Il terremoto in Abruzzo ne è l'ennesima testimonianza. Muiono, rimangono senza nulla... Domani non se ne parlerà più come è successo le altre volte e continueranno a costruire case di sabbia...

Ho orrore di chi ha fatto della propria vita solo potere e ricchezza e sta cercando di fare dimenticare a tutti che sono ben altri i valori per cui dovremmo lottare.

 

ANDATE A LEGGERE IL POST DI ANNA CHE HA PERSO TUTTO E CHE CI RACCONTA COSA STA DAVVERO SUCCEDENDO.

postato da giuba47 alle ore 16:11 | link | commenti (84)
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martedì, 07 aprile 2009

Quello che per loro è importante...

Mi chiedo se non hanno più vergogna. Hanno perso il senso del limite: questo si può chiamare ancora giornalismo?... "
postato da giuba47 alle ore 20:23 | link | commenti (22)
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domenica, 05 aprile 2009

Lev N.Tolstoj e Simon Weil

«(…) I migliori generali che ho conosciuto sono uomini sciocchi o distratti. Il migliore di tutti è Bagratiòn, come lo stesso Napoleone ha riconosciuto.

Ma anche Bonaparte! Ricordo la sua faccia soddisfatta, espressione d'una mente limitata, sul campo di Austerlitz. Non solo un buon condottiero non ha bisogno di genio o di qualità particolari, qualunque siano, ma al contrario deve mancare delle più alte e migliori qualità umane: amore, poesia, tenerezza, dubbio filosofico e indagatore. Deve essere limitato, fermamente convinto che ciò che egli compie è molto importante (altrimenti non avrebbe sufficiente pazienza), e soltanto allora sarà un valoroso condottiero. Dio lo scampi dell'essere un uomo: se sarà un uomo, amerà qualcuno, avrà pietà di qualcuno, penserà a ciò che è giusto e ingiusto. Si comprende che fin dall'antichità abbiano inventato apposta per loro la teoria del genio, perché essi sono il potere».


(Lev N. Tolstoj, Guerra e pace, vol. IlI, parte prima, cap.ll).     

 

«[...] quando l'azione è ormai evidentemente contraria a " ciò che tutta l'umanità chiama buono e anche giusto, gli storici adducono il concetto redentore di Grandezza. La Grandezza sembra escludere la possibilità di misurare il bene e il male. Per l'uomo Grande il male non esiste. Non esiste misfatto di cui possa essere incolpato colui che è Grande.

"C'est Grand!" dicono gli storici, e allora non esiste più ne il bene ne il male, ma esiste ciò che è Grand e no.

Grand è il bene e il non Grand è il male. (…)

E a nessuno viene in mente che il riconoscere una Grandezza che non può essere misurata con la misura del bene e del male, equivale a riconoscere la propria nullità e incommensurabile piccolezza».

 Lev N. Tolstoj, Guerra e pace, vol. IV, parte terza, cap. 18


«La nostra concezione della Grandezza è quella medesima che ha ispirato tutta la vita di Hitler.

[...]

Hitler voleva una cosa sola e l'ha avuta: essere nella storia. Sia che lo si uccida, o lo si torturi, o lo si imprigioni, o lo si umili, la storia sarà presente a proteggerne l'anima contro ogni colpo della sofferenza e della morte. Qualunque cosa gli si infligga, si tratterà sempre di una morte storica, di una sofferenza storica; sarà storia. [...] Tutto quello che si vorrà imporre a Hitler, non gli impedirà di sentirsi una creatura Grandiosa. E soprattutto non impedirà, fra venti, cinquanta, cento o duecento anni, a un piccolo ragazzo sognatore e solitario, tedesco o no, di pensare che Hitler è stato un essere Grandioso, che ha avuto dal principio alla fine un destino Grandioso, e di desiderare con tutta l'anima un eguale destino. In questo caso, guai ai suoi contemporanei.

La sola punizione capace di punire Hitler e di distogliere dal suo esempio i ragazzi affamati di Grandezza che vivranno nei secoli avvenire è una così completa trasformazione del senso della Grandezza, che necessariamente lo escluda. (…)

 

(Simon Weil, La prima radice, Comunità, Milano 1973

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categorie: weil simon, lev ntolstoj
venerdì, 03 aprile 2009

Donne e uomini in guerra

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Si parla delle guerre, di chi vince, di chi perde, dei morti in battaglia, ma si parla poco degli effetti “collaterali”, cioè di come la guerra cambi l’uomo dentro, lo renda un’altra persona, spesso violento, spesso  depresso e a volte suicida, a volte non è solo un pericolo per i suoi nemici, ma anche per i suoi compagni o compagne o per se stesso.

Nelle basi americane in Iraq le scritte sono ovunque: «Non aggiratevi per il campo da sole dopo il tramonto». «Cercate una compagna per andare alle docce». E ancora: «In caso di aggressioni a sfondo sessuale possiamo aiutarvi: rivolgetevi a.....». È un fenomeno sempre più difficile da tenere nascosto quello degli abusi sessuali sui militari donne nelle fila delle Forze armate americane, soprattutto in Iraq e Afghanistan. Tempo fa, il Pentagono ha pubblicato dati da cui emerge che nel 2006 un terzo delle veterane ha dichiarato di essere stata molestata sessualmente - in modo fisico o verbale - mentre era sotto le armi, per lo più dagli uomini con cui si trovavano a servire: nello stesso anno, le denunce per abusi sessuali sono state 2688 e il 60% riguardava casi di stupro subiti mentre in servizio. Numeri contestati dalle associazioni di supporto ai veterani e da Helen Benedict, professore della Columbia University di New York e autrice di uno studio in materia: secondo Benedict, la percentuale di veterane che ha subito aggressioni sessuali è addirittura di un terzo, mentre fra il 71 e il 90% di loro ha vissuto molestie di tipo verbale.

 Più dell' 11% dei soldati attualmente schierati nei due paesi sono donne: più in generale, le donne costituiscono il 15% delle forze militari attive e il 20% di quelle generali. Un incremento dovuto sia all' allargamento delle maglie del reclutamento scattato dopo il 2003 sia all' impiego in teatri di guerra dei componenti delle Guardia nazionale, una forza tradizionalmente impegnata all' interno degli Stati Uniti e con una componente femminile più alta. Per loro, denunciano le associazioni di supporto ai veterani, la tensione è enorme: «Subiscono, come tutti i militari, le conseguenze dello stress psicologico e quelle di eventuali ferite fisiche. In più, corrono il rischio di essere abusate e se questo capita sono sole - dice Suzanne Avila-Smith, fondatrice di Women Organizing Women - se un militare viene ferito in Iraq è trasferito in Germania e curato. Se una donna ha subito uno stupro non c' è nessuna forma di assistenza in Iraq: la risposta più comune che riceve è "torna al lavoro". Poi, se è coraggiosa, sporge denuncia e inizia un iter lunghissimo e molto duro dal punto di vista psicologico». Come molte delle persone attive nel supporto ai veterani, Avila-Smith denuncia l' immobilismo del dipartimento della Difesa.

Ma bisogna anche ricordare i traumi che si portano dentro i soldati che tornano a casa. E a raccontarlo sono due film importanti. La valle di Elah, che parla dei soldati americani tornati dall’Iraq e Valzer con Bashir che racconta la storia del regista Ari Folman in un film d’animazione e che ho recensito su Abbracci e popcorn qui e qui. Vale la spesa di andarli a vedere.

postato da giuba47 alle ore 14:31 | link | commenti (6)
categorie: cinema, guerra
lunedì, 30 marzo 2009

Alfred ed Emily di Doris Lessing

20080628_dorisDoris Lessing nacque nel 1919 in Persia (l’attuale Iran) da genitori britannici che il conflitto fece emigrare nell’area mesopotamica. Fu per loro un momento doloroso, una ferita che rimase sempre aperta. Emigrarono in seguito nella Rhodesia meridionale per fondare un’impresa agricola destinata al fallimento. La Lessing così scrive nell’autobiografia: «Mia madre era sempre triste e la sua esistenza mi appare malinconica, mio padre con gli anni divenne un sognatore ormai privo di ambizioni che faceva impazzire dalla frustrazione quella povera donna di sua moglie. E fu così che approdarono, ambedue malati, nella grande casa di pietra persiana e in seguito in Africa. Mi sono accorta in seguito che tutti siamo un prodotto della guerra, deformati e distorti dalla guerra, eppure sembra che ce ne dimentichiamo».

 

Ognuno di noi porta in sé infinite possibilità di realizzarsi, ma ciò che la vita in cui sei immersa, l’ambiente, le circostanze, determinano spesso la tua storia. Forse avresti potuto essere qualcun altro, avresti potuto fare altre cose, ma… Ed è in questa prospettiva che la Lessing si interroga:

cosa sarebbe accaduto se non ci fossero state le due guerre mondiali? Oggi forse vivremmo in un mondo molto diverso. E come sarebbero state le persone che hanno subito questi conflitti? Cosa sarebbe stato di loro? Doris Lessing prova a immaginare cosa sarebbe stato dei suoi genitori, cosa sarebbero diventati se non fossero stati, ognuno a suo modo, vittime di guerra.

“I miei genitori  - dice nella prefazione – erano due persone straordinarie, ciascuno a modo suo. In comune avevano l’energia. Le loro vite furono entrambe distrutte dalla Prima guerra mondiale”

 

Il padre, Alfred, era un invalido, mutilato di una gamba in Persia e vivo per miracolo; la madre, Emily, infermiera, ha perso in mare il suo grande amore, un medico. Ha assistito Alfred nel corso della sua degenza e lo ha poi sposato.
Entrambi per una vita intera hanno portato sulle spalle questo destino, hanno paradossalmente subito il peso di essere sopravvissuti.

Doris Lessing nella prima parte del libro prova a realizzare i loro sogni: al padre, che tanto lo avrebbe desiderato, dona una longeva vita da agricoltore, marito e padre amato e felice, ma non marito di sua mamma.

Pensa, invece a sua madre come a tante Emily diverse, a seconda del momento. La immagina una donna che si ribella al padre, profondamente altruista, generosa ed energica, ma sentimentalmente infelice, sposata ad un uomo – di cui rimarrà vedova - mai veramente amato. Una donna inquieta che confessa di conoscere poco. "Sapevo da tempo che non avevo mai conosciuto mio padre per quello che era davvero, prima della guerra, ma mi ci vollero anni per capire che non avevo mai conosciuto neppure mioa madre La vera Emily McVeagh era un'educatrice, che  raccontava storie e mi procurava libri. E' così che voglio ricordarla".

Una delle più belle immagini che traccia del padre è quando lo racconta seduto sulla sdraio a “contare le stelle cadenti che erano tante. E quelle fisse, brillavano vicinissime. ‘Vedi quella, quella è la Croce del Sud’, ‘guarda lì c’è Orione”… l’Orsa Maggiore… le Pleiadi…’ Mia madre continuava a ripetere: ‘E’ ora di andare a letto? Ma mio padre diceva: ‘Lasciali rimanere. Era abbagliato da quell’incredibile luce stellare. Se c’era la luna, il suo chiarore era come un incantesimo che ci teneva inchiodati alle sdraio”.

L'intento che sottende la stesura del romanzo è scritto dall’autrice nell’introduzione: “Quella guerra, la Grande Guerra, la guerra che avrebbe messo fine a tutte le guerre, si era installata con tutto il suo peso sopra la mia infanzia (..) Ed eccomi qua – dice – a cercare di scrollarmi di dosso il carico di quel mostruoso retaggio, a cercare di liberarmene”. Immagini di dolore e sofferenza alle quali spesso, da bambina, tentava già di sfuggire, premendosi le mani sulle orecchie e gridando "No, non voglio. Basta. Non voglio sentire".

Sì, perché se il destino diventa duro per i genitori, questo ricade inevitabilmente sui figli.

Questo libro ha destato in me un certo interesse anche perché spesso la domanda se i miei genitori avrebbero potuto avere una vita diversa me la sono posta anch’io. E oggi me la pongo su me stessa.

postato da giuba47 alle ore 17:24 | link | commenti (14)
categorie: libri, doris lessing
martedì, 24 marzo 2009

Considero valore

postato da giuba47 alle ore 09:12 | link | commenti (15)
categorie: de luca
giovedì, 19 marzo 2009

Voglio diventare anch'io "un invisibile"

Alltheinvisiblechildren2Davvero mi sento senza patria anch’io, davvero avrei voglia di strappare la mia carta d’identità, il mio atto di nascita. Vorrei diventare anch’io “invisibile” e forse sarebbe davvero un’idea lo facessero tutti quelli che non si riconoscono in questo governo, in questa Italia malata, in questa Italia che sta a passi veloci precipitandoci nella barbarie

 

Quando non si teme neanche più di toccare i bambini allora noi dobbiamo davvero temere il peggio.

Mi riferisco alle ricadute dell’art 45 comma 1 del ddl sicurezza , una norma che pone in contraddizione la sicurezza del Paese con quella dei diritti inviolabili dei bambini.

A lanciare l'allarme sono due associazioni: i giuristi per l'immigrazione (Asgi) e un'associazione di pediatri che denunciano ciò che prevede l'articolo 45 (comma 1, lettera f) del ddl: se venisse approvato i neonati stranieri di genitori privi di permesso di soggiorno non potrebbero essere registrati all'anagrafe. «La norma - scrivono le associazioni  - introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita. L’ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita né di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno. La norma che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità. Una simile norma appare dunque incostituzionale sotto diversi profili».
Secondo l'associazione inoltre la norma è in palese contrasto con la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.
«Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime. i bambini non registrati alla nascita resterebbero senza identità - dicono i pediatri - completamente invisibili; vi è inoltre il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno e siano dichiarati in stato d'abbandono; per evitare questo, è probabile che molte donne in condizione irregolare decidano di non partorire in ospedale, con serissimi rischi per la salute della madre e del bambino».

 

Il fenomeno dei bambini “invisibili” era già allarmante. L’Unicef ha denunciato che: “ogni anno, infatti,  oltre la metà di tutti i bambini che nascono nel mondo in via di sviluppo (esclusa la Cina) non sono registrati; oltre 50 milioni di bambini non assumono il diritto di nascita fondamentale: essere riconosciuti come cittadini. I bambini che non sono stati registrati alla nascita non compaiono nelle statistiche ufficiali e non sono riconosciuti come membri delle loro società. Ai bambini senza un'identità ufficiale non è garantita l'istruzione, un'assistenza sanitaria di qualità e altri servizi di base che influiscono sulla loro infanzia e sul loro futuro. Per esempio, i bambini non registrati non sono ammessi nelle scuole che richiedono un certificato di nascita per l'iscrizione. I bambini senza identità ufficiale non sono contati e non contano”.

Anche l’Italia se passa questa legge può contribuire ad accrescere questo numero di bambini…


Bambini immersi in giorni colorati di bianco. La notte smisurata nel suo silenzio.

Un’infanzia ferita avvolta dalla nebbia che tutto copre, anche la vita.

Come foglie che cadono senza suono, il loro grido rimane inascoltato e muto.

Ci sono luoghi che per la loro freddezza respingono e annullano la luce che cerca di penetrarli. Ci sono persone che abitano dietro sbarre di indifferenza, dietro a muri invalicabili, che non conoscono più parole che amano.

Ci sono bambini dimenticati che vivono in un’attesa che appare senza fine.

Il paese dei sogni non esiste per chi non esiste.

C'è un libro in cui is racconta la storia solo di quei bambini a cui  è concesso il diritto di vivere. Gliaaltri? Sono solo altri… altri e basta…

La foto dal film “All the Invisible Children

postato da giuba47 alle ore 11:53 | link | commenti (33)
categorie: bambini, immigrazione
lunedì, 16 marzo 2009

Il valore della lentezza e dello sguardo

VentoNei film di Kiarostami non sembra “succedere” mai nulla. Non si sottrae a questa linea neanche il film “Il vento ci porterà via” del 1999 e che ho recensito in abbracciepopcorn.

Ma da questo film impariamo qualcosa di importante. Ci sono due modi di vivere il tempo; due modi che difficilmente si parlano. Un tempo lento in cui però ogni istante acquista il suo significato ed il suo senso, un tempo veloce in cui si è sempre in attesa di quello che avverrà dopo e tutto sfugge ai nostri occhi..

Nel film gli abitanti dove andrà a girare un documentario un regista vivono senza mai porsi quella domanda che assilla sempre noi: cosa accadrà dopo? Il nostro sguardo scivola sempre via verso un futuro di cui vorremmo controllare gli eventi, anche la morte. E intanto ci perdiamo il bello che scorre sotto i nostri occhi, siamo disattenti a ciò che ci capita intorno, alle persone, alle relazioni.

 

Ne "Il vento ci porterà via" il regista attraversandone in moto il “paesaggio”, girando di collina in collina e di casa in casa, ci insegna ad assaporarne la sua luce, a riempirsi gli occhi, a guardarne lo splendore, le sue linee, le sue curve, i suoi colori Ci accosta ad ogni personaggio per farci intendere quanto è inadeguata la cinepresa anche nei suoi primi piani a raccontarcelo davvero nel profondo. E quanto è inadeguato il nostro occhio che passa sempre oltre e non si sofferma ad ascoltare, a comprendere, ad esprimere vicinanza.

Forse a molti apparirà un film povero, noioso, senza trama; oppure qualcuno vedrà qualcosa di diverso: ma bisogna avere pazienza, bisogna essere disposti ad uscire dai propri schemi visivi, condizionati come siamo da una vita che conosce, anche nello sguardo, solo la velocità, che non sa assaporare la lentezza che indugia e che, lei sola, può permetterci di catturare l’atmosfera di un luogo e di un’ambiente lontani dal proprio. Quella lentezza che ci permetterebbe di intessere relazioni più significative e vere.
Come ha detto Kiarostami, "le mie immagini non sono il risultato del mio amore per la fotografia, ma del mio amore per la natura. È qualcosa di simile a un regalo o a un ricordo". "Per me è come un calmante, ha su di me un effetto terapeutico magico" dice ancora Kiarostami.

 

Il film è poesia dell’immagine ed il tiolo è preso da un verso della poetessa Forugzamand Farroxzad,

La Poesia è per me come una finestra e ogni volta che io le vado incontro, si apre da sé. Io mi siedo là: guardo, canto, grido, piango. Mi confondo con l’immagine degli alberi e sono consapevole che qualcuno mi ascolta, qualcuno che esisterà tra duecento anni o che esisteva già trecento anni fa. Non vi è differenza. È un modo di comunicare con l’esistenza, con la totalità dell’essere. È un privilegio di cui il poeta, componendo versi, può beneficiare: anch’io esisto o esistevo. Altrimenti come si potrebbe affermarlo? Nella Poesia, io non cerco nulla. È così che posso, quasi per caso, trovarvi quanto vi è di nuovo in me.”
(Conversazione con Forug, Tehran: Morvarid, 1977)

E in questi giorni, proprio a questo pensavo. Anche in relazione ai blog… Come dicevo anche questo mondo scorre troppo veloce e la velocità non dà al pensiero il tempo di indugiare, di far dimorare dentro di noi parole e suoni, rischiando di passare da un luogo ad un altro senza mai davvero fermarsi. E facebook ancora di più ce ne dà una dimostrazione. Io vorrei sottrarmi agli automatismi che prendono senza che noi ce ne rendiamo più conto. Quando  verrò a trovarvi, verrò per soffermarmi, magari meno volte, ma meglio e più a lungo ogni volta. E vorrei che con me voi faceste lo stesso. Così potremmo davvero conoscerci.

Ecco la poesia di
Forugzamand Farroxzad da cui è tratto il titolo del film:

Dentro la mia notte, così breve, così impetuosa

il vento e le foglie si ritrovano
La mia notte è breve e piena di un'angoscia devastatrice.
Alla disperazione sono abituata
Ascolta, senti il frusciar delle tenebre?
Io guardo meravigliata questa felicità
Ascolta, senti il frusciar dell'oscurità?
Ora, nella notte, qualcosa sta passando,
e la luna rossa è in allarme.
Su questo letto,
che ogni momento rischia di cadere
le nuvole, come un popolo in lutto,
attendono il momento della pioggia.
Un momento e subito dopo... nulla più.
Dietro questa finestra
la notte trema e la terra smette di girare.
Oltre la finestra, un estraneo si preoccupa di me e di te.
Oh corpo rigoglioso...le tue mani come un ardente ricordo,
si posano tra le mie (mani) innamorate.
E le tue labbra, come una sensazione calda di vita,
accarezzano le mie labbra innamorate.
Il vento ci porterà via.

 

Traduzione dall'inglese in italiano di Silvio Corsini


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categorie: pensieri, cinema, kiarostami abbas
domenica, 15 marzo 2009

Una lucciola

LucioleDentro di me in questi giorni si è risvegliato un ricordo. Capita così che tra tutto ciò che rimane sepolto dentro di noi, qualcosa qua e là si ridesti. Questo risveglio può sembrare casuale, ma io credo che non lo sia.

L’anno scorso ero in giardino al mare.

Era tanto tempo che non ne vedevo più e mi chiedevo dove fossero finite. Poi una notte davanti a me come per magia si è acceso un lumino tremulo ed intermittente… era una di loro: una lucciola.

Come mi succedeva quando ero una ragazzina, non ho resistito, mi sono avvicinata e l’ho presa sul palmo della mano. Forse spaventata ha smesso di luccicare, ma poi pian piano ha ripreso a pulsare con  quella sua luce tanto flebile, tanto delicata e dolce, ma nello steso tempo magica.

L’avevo poi lasciata andare, ma non era volata via. Mi ero chiesta come mai fosse sola, dove fossero tutte le altre.

Forse messaggera di tutte le sue compagne, mi avvisava che non si erano spente, che ancora esistevano. Quello che mi incantava è che continuava a brillare lì davanti a me e la sua lucina in quella notte buia a me pareva un piccolo faro di speranza.

 

Grazie a tutti voi… Se ognuno di noi fosse una piccola lucciola, forse sarebbe già qualcosa in questi tempi così bui. Cosa ne dite? Voi sicuramente lo siete stati per me…

postato da giuba47 alle ore 16:51 | link | commenti (22)
categorie: pensieri
giovedì, 26 febbraio 2009

quaderno-michel-buonoOgni tanto c’è bisogno di uno stop. C’è bisogno di ripensare e di capire dove si sta andando. Riprendere magari penna e quaderno, lasciare la tastiera.

Mi sembra che questo blog sia arrivato al capolinea.

Nello stesso tempo ci si affeziona a ciò che si sta facendo e non si vuole mollare. Non voglio però andare avanti per forza d’inerzia.

Per ora mi fermo e, se qualcuno ha voglia di scrivermi per aiutarmi a riflettere ne sarò molto contenta.

Grazie sempre per la vostra presenza...

postato da giuba47 alle ore 14:29 | link | commenti (63)
categorie:
sabato, 21 febbraio 2009

Finalmente la società civile si muove

01In migliaia rispondono all'appello di Micromega. L'iniziativa nasce da un appello di Camilleri, Colombo, Flores d'Arcais, Pardi e Rodotà
L'annuncio: "Contro il ddl proporremo un referendum". L'intervento del papà di Eluana.
E ad applaudire soprattutto l'intervento telefonico di Beppino Englaro, presentato dal costituzionalista Stefano Rodotà come "un eroe civile": "Sono convinto che gli italiani non si lasceranno imporre una legge del genere", afferma il papà di Eluana.
Salutato da un lunghissimo applauso, Beppino Englaro dice nel corso del collegamento telefonico con piazza Farnese di considerare possibile la strada del referendum, "se non ci saranno altre strade", perché "nessuno può costringere gli altri a vivere senza limiti, è semplicemente anticostituzionale". Una legge, quella voluta al centrodestra, che Englaro aveva definito "una barbarie", e oggi lo ribadisce: "Si impone una condizione di vita estranea al modo di vivere delle persone, obbligando all'alimentazione l'idratazione forzate: è veramente una barbarie".
Englaro torna poi sulla scelta di intraprendere la strada della battaglia pubblica "per adempiere alla volontà di Eluana": "Era stata portata in quello stato clinicamente, era giusto che clinicamente ne uscisse, e tutto doveva avvenire ed è avvenuto alla luce del sole e nella legalità". "O si crede nello stato di diritto o non si crede. Le battaglie di libertà - conclude tra gli applausi - hanno il loro effetto, le dobbiamo portare fino in fondo".


Qui il discorso di Rodotà e la pagine di Micromega

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categorie: politica, rodotà stefano
sabato, 21 febbraio 2009

L'amaca di Serra

PDRiporto qui l’amaca di Serra che condivido pienamente.

 

Sarà bene tenere a mente, visto il clima, che in questo Paese esiste una sinistra piuttosto forte, stimabile in circa il 40 per cento dell´elettorato, dai moderati fino alle frange più radicali: più o meno la stessa percentuale dal dopoguerra a oggi, con variazioni sensibili ma non clamorose. Questi milioni di italiani sono quasi privi di rappresentanza politica, sono largamente sottorappresentati dalla cultura televisiva e mediatica e fanno notizia soprattutto quando si tratti di descriverne lo scoramento o la frustrazione. Ma esistono, e viene da dire che oramai esistono nonostante la politica, che era per tradizione il campo prediletto dalle persone di sinistra, il loro habitat naturale, e rischia di diventare con l´eccezione del personale politico di professione, dunque una piccola minoranza - quasi un territorio alieno: il meno identitario, il meno gratificante, addirittura il meno significativo.
Chiunque sia il nuovo leader del Pd, sarà nelle condizioni di chi eredita un patrimonio del quale non ha disponibilità, perché se la dovrà conquistare vincendo la diffidenza fortissima del suo elettorato di riferimento. Il suo solo possibile carisma risiederà nell´impopolarità del suo ruolo e nell´inanità del suo compito. Per dire davvero "qualcosa di sinistra", dovrà dire "aiutooooo!", e forse, finalmente, gli elettori capiranno che è uno di loro.

 

Non so se il Pd, ma anche la sinistra più radicale hanno imparato che devono chiedere “Aiuto” o invece non continuino a credere all’infinito e contro ogni evidenza solo nelle proprie risorse. Ho ascoltato il dibattito nel PD oggi… Ma questo grido non l’ho sentito… né tanto meno porsi il problema di chiedere come ne pensiamo… “Dentro questo partito abbiamo risorse…” Le stesse parole, la stessa solfa… “Costruire insieme…” ma a chi?. Eppure noi ci siamo e non siamo pochi... siamo solo orfani.

 

Intanto oggi pomeriggio alle 15 in piazza Farnese a Roma, ci saranno tutti quelli che credono che il disegno di legge sul testamento biologico che ha già passato all'esame del Senato sia, per usare le parole di Umberto Veronesi, «un obbrobrio». Oppure, citando Beppino Englaro, «una barbarie». Insomma, tutti quelli che credono che la battaglia di Eluana non sia finita con la sua morte.

Speriamo che la gente sia lì…

Il PD non si sa ancora... E' importante che la gente di sinistra trovi un modo per portare avanti ciò per cui si è sempre battuta al di là dei partiti, sui problemi concreti senza altri bizanismi sterili... Perchè la discussione è fondamentale, ma aspettiamo anche azioni chiare e di forte contrasto a questo governo che ogni giorno emana un decreto (le ronde approvate come le contrastiamo per esempio?) verso l'autoritarismo più becero e pericoloso. Cosa ancora c'è da discutere? Non c'è più da fare?

postato da giuba47 alle ore 14:52 | link | commenti (9)
categorie: politica
giovedì, 19 febbraio 2009

Piccoli pensieri di politica e non

Si possono dire molte cose sulle dimissioni di Veltroni, ma non sono più nella logica dei partiti, ed è chiaro che le sue dimissioni sono sicuramente frutto di dissidi interni, più che di un movimento che sia partito dal basso e che abbia fatto sentire le sue ragioni. Mi sembra ormai di perdere tempo ad attendere che lassù succeda qualcosa. Non si è dimesso perché un Moretti o qualcuno per lui ha urlato dalla piazza e durante una mobilitazione: con questi dirigenti non andremo da nessuna parte. Era allora nato un movimento dal basso che aveva segnato un momento nuovo davvero. Poi le primarie, poi più nulla.

Gioisce per queste dimissioni la sinistra più radicale che, se lo dovrebbe dire apertamente, non sta dando neanche lei un buon esempio. In un momento così delicato, così difficile anche questa sinistra che potrebbe diventare la “sinistra vera” non ha trovato altro modo di rispondere alle sfide che abbiamo davanti che spaccarsi…

Con questi dirigenti e con questa base litigiosa e rissosa, non andiamo da nessuna parte. Ho visto gioire gente di sinistra quando è caduto Prodi, adesso perché è caduto Veltroni… ma la mia domanda sarà sempre la stessa. E adesso? Non siamo anche noi dentro queste logiche.

Dire è colpa di… non va da nessuna parte. Dire cosa avrebbero dovuto fare “loro” non dà nessuno risultato, noi non siamo loro.

Chiederci cosa fare? Come rinnovare il nostro pensiero, il nostro modo di fare politica, di essere nel mondo forse sarebbe un processo più lento ma più efficace.

Ogni partito e non  mi riferisco ai dirigenti di cui non ho più nessuna fiducia, ma chi è o militante o fa riferimento ad essi dovrebbe guardare prima al proprio interno e smetterla di addossare le colpe agli altri. Dovrebbe promuovere sul territorio tavole di discussione, dovrebbe ritrovare il contatto con la gente. O siamo davvero convinti che passare giornate in internet a lamentarci e a distribuire colpe e  responsabilità serva a qualcosa? Non dovemmo forse raccontarci cosa siamo riusciti a fare anche noi comuni cittadini. Io, per esempio, ieri ero a parlare di scuola: credevo di essere una mosca bianca ed ho scoperto che non era così, altre mosche bianche stavano girando a vuoto ed ora cercheremo di volare in modo un po’ più coordinato. Parleremo nelle scuole con i nostri colleghi, quelli più sensibili, riprenderemo il dialogo con i genitori. Stiamo studiando nuove forme per arrivare alla gente…

Poi magari insieme andremo nei partiti che ognuno di noi sceglierà a portare le nostre riflessioni. Se si ragiona, si dialoga su problemi veri e concreti, non solo ideologici e di schieramento, si trovano delle convergenze non immaginabili. E si comincia a fare qualcosa almeno con la gente con cui siamo a contatto. Non è un granché, ma è l’unica cosa che mi sento di dire. Da questo poco ricominciamo…Non vogliamo diventare quello che ieri una insegnante siciliana ha chiamtao. "i cittadini del lamento". La sfiducia, il litigio, fa solo il gioro del grarde mattatore", il signor B che rimarrà con noi per molti giorni ancora...

 

Se volete vedere un bel film che non è solo per bambini andate a vedere wall-e di Andrew Stanton di cui ho parlato in abbracciepopcorn. Io vorrei tornare a guardare con gli occhi di questo robot il cielo per trovare la forza di continuare e non mollare non solo a dire, ma anche a fare. Ma dobbiamo ritrovare la forza di questo cielo stellato e di questo sguardo. E se il cielo stellato non si vede più perchè inquinato, dobbiamo tornare ad immaginarlo, perchè c'è. Non è uno sguardo puramente contemplatico cretemi. Guardate nel post che vi ho segnalato anche solo le fotografie che vi dicono molto.


001WallCieloStellato

postato da giuba47 alle ore 09:57 | link | commenti (17)
categorie: pensieri, politica, cinema

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